Ogni persona, astrologa o non, dotata di un minimo di
capacità di osservazione, presto o tardi si accorge che buona parte dei suoi
simili dà prova di un'aggressività eccessiva; non solo nelle situazioni di
emergenza, che potrebbero essere giustificanti, ma anche nella banalità della
vita
quotidiana. Quante volte i nostri conoscenti, amici o parenti sono diventati
ringhiosi o hanno alzato minacciosamente la voce per dirci delle cose
insignificanti?
Fin dall'inizio dei miei studi astrologici io avevo identificato l'aggressività
come una componente importante dell'istinto di sopravvivenza legato all'Ariete,
in quanto chiunque inizi il suo cammino in un mondo nuovo e sconosciuto deve
armarsi di diffidenza e stare in guardia contro ogni possibile attacco. E il
fatto che tale diffidenza si manifestasse violentemente tra molti abitanti di
un mondo civile, come se vivessero ancora all'età della pietra, lo attribuivo
alla forza di condizionamenti genetici incisi nel DNA una volta per sempre.
A quei tempi, più di vent'anni fa, il termine «condizionamento genetico» era
quasi sconosciuto, e il fatto che io ne parlassi, per di più con il corredo di
commenti zodiacali, suscitava l'ilarità sprezzante delle persone dabbene o, per
dirla con Marcantonio, degli uomini d'onore del mondo della scienza. Ora invece
c'è almeno una categoria di questi uomini d'onore che allude ai condizionamenti
genetici come a un fenomeno sperimentalmente acquisito, e si tratta degli
psicobiologi. La psicologia è una scienza nuova, anzi nuovissima, che tiene conto
sia di tutte le più recenti scoperte della biologia genetica, sia delle più
interessanti osservazioni compiute dagli etologi. A proposito dell'etologia,
ricordo qui come l'accostamento tra il comportamento degli animali e quello
dell'uomo sollevò agli inizi, con i primi libri di Conrad Lorenz, opposizioni
vivissime e tutt'altro che spente. Altrettante penso ne solleverà la
psicobiologia, quando raggiungerà un livello divulgativo, perché collega la
psiche umana - in un modo che verrà senz'altro definito materialista e
scandaloso - ai circuiti nervosi e ai neuroni cerebrali. Vengono così colpiti
due tabù: la divinizzazione dell'uomo, diverso e superiore a qualsiasi altra
creatura, e la divinizzazione del pensiero umano, che è il moderno surrogato
dell'anima. Per ragioni di tempo non posso e non voglio illustrare le
affascinanti esperienze compiute dagli psicobiologi e rimando gli ascoltatori
interessati alla lettura della seconda parte del volume «La nascita del sé»
curato da Massimo Ammanniti, editore Laterza. Riassumendo solo due dati
essenziali: le strutture neurochimiche da cui dipendiamo hanno due funzioni,
quella che ci permette di distinguere noi stessi da chi è diverso da noi (ossia
di distinguere il sé dal non sé) e quella che ci garantisce le difese
immunologiche. Per assicurare la sopravvivenza della specie, la natura
(chiamiamola cosi) dà all'animale la facoltà di riconoscere i membri della
propria specie da quelli di specie diverse, nonché la facoltà di identificare
nell'ambito della propria specie, i maschi dalle femmine. Come dice Alberto
Oliveiro nel volume citato, ciò significa evitare accoppiamenti privi di
significato riproduttivo, ma al tempo stesso la distinzione tra il sé e il non
sé «assume sfumature più complesse in termini di comportamenti sociali,
stabilisce la base dei comportamenti sessuali e parentali, della strutturazione
delle gerarchie, della delimitazione del proprio territorio».
Facciamo un primo accostamento con la simbologia astrologica: alla luce di
quanto dice la psicobiologia, la contrapposizione Io e gli Altri espressa dalle
case prima e settima comincia ad apparire semplificante e riduttiva perché
prende in considerazione solo il prodotto finale di un lungo processo che
culmina sì nell'essere umano adulto, ma affonda le radici nella vita infantile,
prenatale, e soprattutto negli instancabili messaggi dettati dal DNA. Tale
processo può essere paragonato alla differenza che corre tra il Sole-Leone,
pura fonte di energia vitale volta a riprodurre l'identico-a-sé, e il Sole-Ariete,
con le sue connotazioni virili-aggressive dovute all'affiancamento di Marte e
Plutone, e impegnato a distinguere il sé dal diverso da sé.
Ma questa funzione solar-marziana è probabilmente preceduta da un'altra
funzione, che inizia nella vita prenatale e ci consente di costruire le nostre
difese immunologiche. Entrambe sono codificate da un complesso di geni noto
come «Complesso H2» o complesso della incompatibilità. In parole poverissime,
la legge genetica che ci induce ad accettare innesti affini al nostro organismo
e a rigettare gli innesti non affini, è esattamente la stessa che determinerà
poi le nostre compatibilità o incompatibilità in campo sociale e
comportamentale. Inizialmente, primordialmente, il nemico che ci minaccia è il
virus, il batterio, il corpo estraneo che si infila nella nostra carne e di cui
il condizionamento genetico ci invita a diffidare perché è «diverso». In
seguito, nella vita cosciente, la diffidenza verso il diverso assumerà
connotazioni familiari, sociali, razziali, avvalorate dal fatto che
all'identificazione del sé segue immediatamente l'identificazione del proprio
territorio. Ora, e questa mi sembra un'informazione di estremo interesse, lo
strumento principale di cui la codificazione genetica si serve per costruire l'individualità
biologica degli animali è l'olfatto anch'esso dipendente dal «complesso H2» che
ormai si presenta come un deus ex machina. Noi sappiamo che le nostre capacità
olfattive sono estremamente ridotte, e se ne potrebbero trarre deduzioni
antropologiche affascinanti, ma mi limiterò a dire che l'olfatto ha la sua sede
nel Toro, il segno corrispondente al territorio, considerato essenziale dagli
animali per la difesa della specie.
A questo punto, l'astrologo esperto ha già identificato due nuove simbologie
planetarie: Nettuno che governa l'apparato immunologico e Giove che governa la
conquista dello spazio vitale. Non a caso essi sono domiciliati nel Sagittario
e nei Pesci, i due segni che aprono e chiudono la gravidanza, per passare dal
discorso teorico al discorso pratico, che tutti preferiscono, l'analisi di
questi due pianeti nel tema natale comincia a rivelarsi indispensabile per
capire come si sia strutturato il Sole-Io.
Lunghe osservazioni empiriche mi avevano già spinto da tempo in questa direzione;
Giove, per esempio, nonostante la sua ottima fama, è il pianeta meno amato
dagli astrologi professionisti o dilettanti che abbiano problemi di identità e
di socializzazione. «A me i transiti positivi di Giove non fanno niente,
proprio niente» è la frase più comune e più innocua, mentre in altri casi si
passa a condanne drastiche o a cecità totali, perché c'è chi i transiti di
questo povero Giove non li vede e non li vuol vedere. Io avevo abbozzato una
spiegazione tentativa del fenomeno, ipotizzando forti tendenze masochiste in
una vasta fetta dell'umanità; ma ora mi sembra che si possa procedere in
un'altra direzione: rifiutare Giove significa rifiutare tutti gli strumenti
cognitivi che ci consentono di identificare noi stessi e il nostro territorio
(dunque anche i nostri limiti) e di identificare gli Altri e il loro territorio
(dunque anche i loro diritti).
Anche Nettuno - il cui valore simbolico nell'astrologia tradizionale è
poverissimo - balza prepotentemente alla ribalta. Il peso che una sua eventuale
negatività assume nelle turbe mentali non si può più attribuire soltanto a una
deformazione della fantasia, ma al fatto che qualcosa sia andato storto nella
strutturazione dell'immunologia durante la vita prenatale. Gli psicologi hanno
ormai accertato, con esaurienti esperimenti di laboratorio, che dal punto di
vista immunologico il riconoscimento di sé, ossia della composizione del
proprio organismo, è indispensabile per giungere al riconoscimento del non sé,
ossia di tutti i corpi estranei o virus o batteri che potrebbero attaccarci.
Tradotto in termini astrologici, la conoscenza degli Altri è indispensabile per
dare validità a una solida strutturazione dell'Io; chi ignora, o si ostina a
ignorare, ogni possibile relazione del prossimo al suo operato, finisce con
l'operare ai propri danni. Ma contemporaneamente, chi non riesca a identificare
se stesso e a trarre dall'esperienza gli elementi necessari per un'analisi
obiettiva della propria vita, finisce col confondere il diverso con l'analogo,
l'amico col nemico. Da qui gli eccessi di aggressività, di cui ho parlato
all'inizio, ma anche gli eccessi di fiduciosità, che influiscono sugli
sprovveduti, e gli eccessi di ambizioni puerili, tipiche di quegli pseudo-geni
che mi scrivono decine di lettere invocando transiti propizi al loro futuro di
grandi musicisti, grandi scrittori e cosi via.
Certo, difendere se stessi e il proprio territorio da eventuali nemici è
indispensabile; ma guardiamo gli animali: moltissimi tra loro sono
autenticamente minacciati di morte dalla mattina alla sera e spesso dalla sera
alla mattina, eppure riescono ad amare, a giocare o insomma a godersi la vita
assai più di tanti uomini e donne che in sostanza non sono minacciati da nulla.
Certo, a livello organico il lavoro selettivo dei linfociti è quasi sempre
ottimo e il nostro corpo riesce a difendersi dai virus e dai batteri; ma mentre
negli animali i suggerimenti del famoso complesso H2 riescono a tradursi anche
in un comportamento logico e corretto, in quel complicato prodotto terminale
dell'evoluzione che è l'uomo i fili si intrecciano e i cortocircuiti sono
frequenti. Perché? Che cosa è accaduto nella notte dei tempi per alterare il
messaggio, complicando per l'uomo l'identificazione lineare del sé e del non
sé? Si tratta di un mistero paragonabile a quello della scomparsa dei
dinosauri?
Credo che gli psicobiologi potrebbero in futuro darci qualche risposta, purché
si attengano alle analisi di laboratorio e alle deduzioni scientifiche
rinunciando ai pregiudizi antropocentrici. E altre risposte io mi attendo dal
codice zodiacale perché la scoperta degli Zodiaci alternativi e delle loro
enigmatiche trasparenze ha già avuto importanti effetti pratici nell'analisi
astrologica applicata dai miei più stretti collaboratori. Siamo ormai arrivati
al punto in cui lavori di ricerca iniziati separatamente e con diversi
obiettivi rivelano poi straordinarie convergenze direzionali. Così, in tre
lavori proposti domattina vedrete con quanta insistenza affiori l'importanza di
Sagittario-Gemelli, Pesci-Vergine e delle case corrispondenti nei temi dei
soggetti cerebrolesi o psicologicamente turbati.
Inutile ricordare che si tratta dei domicili di Giove e di Nettuno
e dei loro opposti che vengono indubbiamente coinvolti.
Ma in che modo?
Per quanto riguarda Nettuno, l'ancora ignota posizione di Y ci
pone grossi problemi, ma possiamo ipotizzare che
una dura lesione di Nettuno nel tema natale implichi anche una visione distorta
del tempo, con il terrore di non averne mai abbastanza nei soggetti iperattivi,
e con la tendenza a lasciarselo scorrere addosso senza far niente nei soggetti
passivi e rinunciatari. Per quanto riguarda Giove, invece, la sua opposizione
schematica a Mercurio potrebbe arricchirsi di nuovi significati alla luce delle
ipotesi che ho qui esposta. Come pianeta della socievolezza, Mercurio è
schematicamente controbilanciato da Giove che controlla il riconoscimento del
territorio ed è dunque pronto a escluderne i «diversi», anche se non
necessariamente nemici. E' possibile che la lesione
dell'uno o dell'altro, o di entrambi, influisca nel periodo prenatale sul
complesso H2 e ingarbugli i fili del messaggio genetico, con effetti che
nell'individuo adulto potrebbero diversificarsi così: eccessiva sicurezza di
dominio sul proprio territorio e mancanza di discernimento in campo sociale,
con una vita di relazione che oscilla tra i calorosi entusiasmi e le ritorsioni
aggressive (ciò si verifica soprattutto con un Giove positivo e un Mercurio
leso); oppure, insicurezza del proprio territorio e lucidità critica troppo
selettiva nella vita di relazione, con tendenza alla scarsa socievolezza
(Mercurio positivo e Giove leso). Il fatto che i segni e le case coinvolte
siano giovial-mercuriali, o legati alla vita intrauterina, può intensificare
tali influenze, che si attenueranno invece con il coinvolgimento di segni e
case meno indicativi. Queste osservazioni, ripeto, sono per il momento
ipotetiche, pur avendo una ragionevole base logica e alcune iniziali
confortanti prove empiriche.
Come sempre, tendo a suggerire nuove idee e a offrire gli strumenti iniziali di una costruzione futura anziché adagiarmi in confortanti certezze. Perché nell'astrologia, come nella scienza, la certezza di oggi può diventare il dubbio di domani.
L'importante è esserne coscienti e mantenere sempre lo spirito
aperto per accogliere l'una dopo l'altra le rivelazioni che lo zodiaco ancora
cela in sé.