L’arte della divinazione ha i suoi meriti e i suoi rischi. Tra
i suoi meriti, considero il massimo quello di avere tenuto in vita, nel corso
dei millenni, un prodigioso strumento chiamato Zodiaco. Tra i suoi rischi vi è
quello di ridurre lo stesso Zodiaco a un banale attrezzo per predire il futuro.
L’ansia di conoscere cosa accadrà domani
(o tra un mese o tra un anno) è una costante così radicata, da sempre,
nell’animo umano, che possiamo solo accettarne l’evidenza, senza mettere in
discussione la sua razionalità estremamente dubbia. Forse è una frangia
marginale e corrotta di quella sete di conoscenza che ha spinto verso le grandi
scoperte e le grandi invenzioni. Forse risponde a un bisogno di rassicurazione
egopatica: se gli astri, le carte o i fondi di caffè – pensa l’uomo – mi danno
risposte molto precise sulla mia sorte, vuol dire che io stesso ho una mia
importanza riconoscibile e non sono un granellino di polvere sperduto
nell’universo. Ma la spiegazione più diffusa e accettata è quella di una
rassicurazione personale di carattere pratico. Il consultante dialoga con
l’astrologo o il cartomante (e spesso con entrambi) così come dialoga con se
stesso quando lo afferrano le angosce del mattino o le insonnie della sera. Mio
marito mi tradisce? Il mio amante divorzierà dalla moglie per sposare me? Sto
invecchiando? Devo fare un lifting? Troverò un lavoro? Mi aumenteranno lo
stipendio?
La
sofferenza umana mi ha sempre turbato e non me la sento di condannare i
palliativi anche ridicoli (dai talismani alle castagne matte contro il
raffreddore) che a volte riescono a dare speranze e sollievo. Purché non si
esageri.
Due sono i
pericoli che insidiano la divinazione anche al suo livello più alto, come
l’astrologia: la richiesta di certezze assolute e l’interesse concentrato sui
desideri immediati del consultante. Questi due filoni confluiscono alla fine in
un unico torrente capace di travolgere tutto, perché si perde di vista lo
strumento essenziale: il tema natale del consultante stesso dove, molto prima
di un ipotetico futuro, si debbono leggere le strutture portanti di un
individuo e le tappe essenziali del suo passato. Perché ciò che noi siamo oggi
è il risultato di tutto quanto siamo stati due anni fa, dieci anni fa, venti
anni fa, dalla nostra infanzia in su. Invochiamo la nostra libertà di scelta e
un problematico libero arbitrio per fissare la data più propizia a un lifting o
a un consiglio di amministrazione con l’aiuto o a dispetto degli astri. Ma
quando volgiamo lo sguardo alle nostre spalle, la libertà di scelta e il libero
arbitrio svaniscono nel nulla, la colpa dei nostri errori è sempre degli altri,
dei genitori in primo luogo e poi del partner, dei colleghi, delle circostanze.
Intendiamoci,
la legge dei grandi numeri vuole che certe disgrazie ci capitino in modo del
tutto fortuito e senza la nostra collaborazione. Ma sono casi rari. Rarissimi.
Di fronte a un incidente provocato da un’auto impazzita che invade la corsia
opposta, ce ne sono settecento che si sarebbero potuti evitare se chi stava al
volante non fosse stato ubriaco, distratto, maniaco dell’alta velocità,
trasgressivo delle regole per arroganza del suo temperamento.
Orbene, la
corretta lettura dei transiti nasce da un esame delle scelte compiute dal
consultante nel corso della sua vita e da un’approfondita analisi delle
posizioni astrali che le hanno accompagnate. Mi si dirà che non è facile e
smentisco. La maggioranza dei consultanti, è vero, specie se viziati dai
moderni andazzi, debutta spesso con una frase lapidaria: “Io mi conosco
benissimo, perciò non perda tempo a descrivere il mio carattere. So benissimo
cosa mi è accaduto in passato e non mi interessa. Voglio sapere se quest’uomo
che ho conosciuto due mesi fa mi amerà per sempre”. Ma se l’astrologo,
ignorando questa affermazione, fissa gli occhi sul tema natale e chiede: “Che
cosa le è accaduto nel 1963? (o nel ’75 o nel ’89)”, ci sono altissime
probabilità che l’attenzione del consultante riesca a concentrarsi su quella
data indubbiamente importante del suo passato (se l’astrologo sa fare bene i
transiti) e rievocando l’accaduto, provi finalmente l’emozione indispensabile
per un giusto approccio all’astrologia. Il tema natale è la storia della nostra
vita e non un osso di pollo che si getta in aria per scoprire la nostra
immediata sorte futura.
Anche
l’astrologo, con questo accorgimento, raccoglierà informazioni utilissime sul
valore e sul peso dei pianeti transitanti. Uno degli errori più comuni,
infatti, è che pur avendo osservato attentamente le posizioni dei pianeti in un
tema natale, molti astrologi, passando ai transiti, si ostinano a dare agli
stessi pianeti un valore generico e genericamente propizio o funesto.
Il Saturno
di una persona molto razionale, per esempio, ben difficilmente indurrà questa
persona a comportarsi in modo illogico, pur transitando su punti negativi. E un
bell’Urano natale ben difficilmente trasformerà un individuo attivissimo in un
pigro indeciso. Il ragionamento funziona anche nell’altro senso: un pessimo
Giove natale, pur transitando in modo sontuoso, ben difficilmente trasformerà
un pessimista in un ottimista o strapperà a un avido la sua eccessiva passione
per il denaro.
Ho
definito questi “i punti inalienabili” di un tema (e di una persona) e ce ne
sono parecchi, legati all’egopatia o all’insicurezza, ai sentimenti o
all’ambizione. Non starò certo a elencarli tutti, limitandomi a segnalare
quanto sia importante, se possibile fin dal primo colloquio, identificare gli
argomenti sui quali il consultante non è disposto a discutere, né ad accettare
un’opinione diversa dalla sua. La corretta lettura dei transiti è strettamente
legata alla capacità, da parte dell’astrologo, di circumnavigare questi scogli
durissimi per indurre il consultante a un dialogo più realistico e anche per
capire il vero significato delle sue domande. Intendiamoci bene: chi viene a
interrogarci, infatti, sul proprio futuro ha già in testa le sue risposte che
vorrebbe sentire e comunque non si schioda dall’argomento che lo interessa. La
signora, che sta trattando l’acquisto di una casa, insiste per sapere quale
giorno del prossimo mese sarà ideale per la firma del contratto, mentre invece,
dalla pagina delle effemeridi di quello stesso mese, balza chiaro ai nostri
occhi la probabilità che quella signora abbia un incidente di macchina o che
suo figlio sia bocciato agli esami. Possiamo solo accennare a tali eventualità,
con molta cautela e di solito con risultato zero, non solo perché, come dicevo,
ciascuno tende a concentrarsi su un solo problema, ma perché l’andazzo generale
della divinazione, oggi, ha perso il senso del Tempo e lo sminuzza in noccioline
da consumarsi con l’aperitivo. Sono ormai in commercio, e largamente usati, dei
programmi di computer che fanno apparire sullo schermo il tema natale aureolato
dai transiti del
giorno. La
lettura di tali transiti, cui mi è capitato di assistere direttamente, fa sì
che l’astrologo finisca col dare lo stesso peso a Luna, a Saturno, a Giove e
addirittura a Plutone in un preciso momento, spezzando completamente il filo
degli eventi. Arrivati a questi livelli, francamente, sarebbe meglio
dimenticare gli astrologi e andare a consultare delle bravi cartomanti.
Sono
fermamente convinta che il computer è utilissimo e comodissimo per disegnare il
tema natale, ma va dimenticato per tutto il resto. Ho scritto più volte che le
effemeridi vanno lette con un romanzo e personalmente mi dedico con passione a
questa lettura, affondando a volte lo sguardo, per pura curiosità storica, in
anni futuri che non vivrò mai. E, mi sembra ovvio, ho bene in testa le
effemeridi di questo secolo e i loro punti cruciali. Ritengo che ogni buon
astrologo debba conoscerle a memoria.
Non sto
bene a ricordare a lettori esperti e agguerriti quali siano questi punti
cruciali, ma vorrei piuttosto evidenziare la loro influenza su gruppi
generazionali per cui, grosso modo, possiamo parlare dei consumisti/ottimisti
degli anni Quaranta, dei contestari/velleitari degli anni Cinquanta, dei grigi
tecnologi degli anni Sessanta. Quando leggiamo i transiti di queste persone,
non possiamo prescindere dalle loro predisposizioni di base che determinano un
elemento importantissimo e troppo spesso trascurato dagli astrologi: la
reazione agli eventi. E a questo punto posso introdurre l’argomento delle
simbologie differenziate, su cui richiamo l’attenzione di chi, nelle
previsioni, va a caccia di certezze. Noi sappiamo che ogni pianeta, ogni segno,
ogni casa ha una vasta gamma di simboli anche se, come ho cercato di dimostrare
nei miei libri, sono tutti legati tra loro dal filo logico di una funzione.
Orbene, non tutte le simbologie riescono a emergere in un tema natale o nella
vita di una persona. Per esempio, prendiamo Mercurio nei suoi significati di
figlio, di fratello, di mezzo di comunicazione rapido. Un’amica mi raccontò che
di recente, durante un transito di Urano all’opposizione del suo Mercurio natale,
suo fratello subì un grosso furto, suo figlio fu bocciato agli esami di
maturità e lei stessa uscì da un incidente stradale illesa, ma con l’auto
distrutta.
Proviamo a
immaginare lo stesso transito sul tema di una signora che non ha figli, non ha
fratelli e non ha l’automobile e vedremo spesso emergere altre simbologie del
pianeta. Per esempio la signora in questione si spezzerà un polso, soffrirà per
un’otite o avrà problemi in campo sociale. Non possiamo nemmeno escludere
totalmente alcune simbologie precedenti e, poiché Mercurio è il re dei ladri,
la nostra signora potrebbe subire un furto o essere coinvolta nell’incidente di
un auto guidata da altri. In ogni caso, sarà sempre lei il bersaglio diretto
del transito, perché in assenza di figli e di fratelli, il transito non potrà
scaricarsi su altre persone. Non ne faccio una questione di gravità, perché,
anzi, per una vera madre, i problemi dei figli sono più intollerabili dei
propri, ma vorrei mettere in evidenza l’astuzia dello Zodiaco che al momento
giusto colpisce, o favorisce, servendosi disinvoltamente dei mezzi che ha a sua
disposizione.
Henry
Miller racconta che per molti mesi dovette accettare la presenza di un
astrologo che aveva deciso di farsi mantenere da lui. Questo astrologo ripeteva
spesso: “L’effetto dei transiti è chiarissimo dopo che gli eventi si sono verificati”. E lo scrittore citava
la frase con tono derisorio, come dire: “A cose fatte sono capaci tutti di dire
perché è andata così.” Miller si sbagliava e si sbaglia chi la pensa come lui.
Per un vero studioso, per un ricercatore serio che non veda l’astrologia come
una sfera di cristallo o come i fondi di caffè, l’esame posticipato dei
transiti è l’esperienza più illuminante che si possa fare. A volte abbastanza
sconvolgente. Questa lettura mette bene in evidenza quanto c’era di soggettivo
o di limitato nelle ipotesi preventive e con quanta abilità l’influenza dei
transiti si è rivolta verso simbologie che non avevano nemmeno preso in
considerazione. Citerò due esempi: una mia lontana parente ha Mercurio semileso
alla fine del Capricorno in sesta casa e, nel 1982, era terrorizzata dal
transito di Saturno e Plutone congiunti in Bilancia al quadrato del suo
Mercurio. Non aveva dubbi che qualche pericolo grave avrebbe minacciato la salute
(casa sesta) dei figli/Mercurio e si arrovellava per immaginare quale forma
avrebbe assunto l’inevitabile malattia. Accadde invece che sua sorella (ancora
Mercurio) morì travolta da un treno (Capricorno/ferrovie). L’elemento
dimenticato, sia da lei, sia da me, era che il transito di Saturno e di Plutone
si effettuava nella terza casa, portando alla ribalta la simbologia di
“fratelli” (in questo caso una sorella).
Il secondo
esempio, più recente e meno drammatico, mi riguarda personalmente. Meditando,
l’anno scorso, sui transiti di Giove e di Saturno all’opposizione e al quadrato
della mia folta casa undicesima, avevo pensato anch’io ai miei figli e ai loro
problemi. Che ci furono, ma in forma molto larvata rispetto al 1994, mentre
invece si manifestò qualcosa di totalmente inatteso. La simbologia/bersaglio
della casa undicesima fu quella di “amicizie”, contro le quali giocarono Giove
come ricchezza e Saturno come privazione. Risultato, tre dei miei amici più
ricchi subirono rovesci gravissimi e altri due si trovarono in difficoltà.
Come mai
si verificano questi bruschi cambiamenti di scenari? Come mai i fondali del
futuro che abbiamo già predisposto nella nostra immaginazione per accogliere un
amore, un viaggio, una promozione, ci scodellano la morte di una zia quasi
dimenticata con conseguente eredità?
Quando
analizzo questi transiti “a posteriori” e constato che lo Zodiaco, pur
sorprendendomi, ha esattamente rispettato le regole, sfruttando le simbologie a
sua disposizione, non mi sento frustrata perché non avevo preso in
considerazione un’eventualità che appare, a cose fatte, tanto evidente, ma sono
invece indotta a meditare sulla saggezza di uno strumento divinatorio che
continua a rivelarci la sua efficienza pur negandoci le famose “certezze”.
Ho tentato
di spiegare nei mie libri, che un futuro “certo” è, per forza di cose, un
futuro immutabile, mentre invece è opinione universalmente diffusa che,
conoscendo in anticipo gli eventi, li possiamo evitare o modificare. Non ci
rendiamo conto che con questa operazione pretendiamo di sostituirci a Dio e
vorremmo gestire la nostra vita e l’altrui in base ai nostri interessi
immediati. Il che può trasformarsi anche per noi in grossi svantaggi. Per
esempio, l’uomo che oggi ci sembra sublime potrebbe fuggire domani con una manicure e con tutti i nostri soldi e la casa che
vogliamo assolutamente comprare potrebbe bruciare tra due anni. I transiti che
ci negano l’una e l’altro sono provvidenziali e se riuscissimo, invece, a
manovrarli a modo nostro, finiremmo nei guai. Inoltre, la nostra esistenza si
mescola a quella di molte altre persone e collabora a un intreccio di destini
che compongono e comporranno la storia della nostra famiglia, del nostro
ambiente sociale, del nostro stesso paese. Provate a pensarci: se funzionasse
il cosiddetto libero arbitrio, ossia la volontà egoistica delle amanti, tutte
le mogli sarebbero abbandonate e se funzionasse il libero arbitrio delle mogli,
tutte le amanti resterebbero a bocca asciutta.
La
differenziazione dei simboli, pur sorprendendoci, ci insegna che la nostra vita
è molto più varia e complessa di quanto immaginiamo e ci priviamo di tante
gioie e di tanti nuovi interessi concentrandoci ossessivamente su un solo
desiderio o su una sola paura e chiedendoci: “Che cosa accadrà domani?”
La mia
nota avversione per le Rivoluzioni Solari dipende non solo dalle loro pretese
scaramantiche, ma anche dal fatto che ritagliano una porzione di tempo, un
anno, isolandola da tutto il resto e ignorando l’ininterrotta corrente di
eventi che ci ha portato fino a oggi.
L’utilità
dei transiti consiste non già nel farci esigere dal futuro ciò che noi
vogliamo, ma nel prepararci a ciò che il futuro vuole da noi. Esistono punti
nodali della sorte legati senza dubbio al nostro carattere, e questo sì
possiamo modificarlo. Resto sempre stupefatta quando certe persone, convinte di
avere in sé tanta forza di cambiare i disegni divini, dicono tranquillamente di
se stesse: “Io sono fatta così e ormai non posso certo cambiare”. Poiché sono
vissuta in una famiglia di grandi longevi, vi assicuro che si può cambiare, e
in meglio, a quaranta, a sessanta e anche a novant’anni. Chi invece si ostina a
rimanere sempre “se stesso”, ricadrà sempre e fatalmente negli stessi errori.
La
differenziazione dei simboli e la visione globale della nostra vita fanno sì
che i transiti ci aiutino a superare inutili paure. L’imminenza di un passaggio
negativo getta nel terrore molti consultanti, pronti ad anticipare
un’apocalisse per una semplice opposizione di Giove alla Venere natale. È un
malvezzo nato dal dilettantismo e alimentato dai venditori di talismani. Se
avete quarant’anni, ossia il tempo necessario perché tutti i pianeti più
importanti abbiano formato aspetti negativi con qualche punto dal vostro tema
natale, esaminate i transiti e vi accorgerete che siete sopravvissuti, e con
pochi danni, a molto di peggio. Inversamente, chi afferma con rabbia “mi
aspettavo grandi cose da quel transito di Urano e non è successo nulla” spesso
non sa quel che dice e soprattutto non sa vedere e valutare gli eventi. Cito
ancora me stessa: tra il ’42 e il ’43 Urano e Saturno al trigono di Nettuno
transitavano su uno dei punti più felici del mio tema. Con uno sguardo miope e
mediocre potrei dire: “Furono anni pessimi, lottavo contro il freddo, la fame e
i pericoli della guerra”. Con sguardo lucido e obiettivo dico, invece: “Passai
come una salamandra attraverso le fiamme di rischi immensi e me la cavai
immune”.
Gli astri, credetemi, ci sono amici in quanto consiglieri e suggeritori di sagge meditazioni. Ci mettono in guardia contro le decisioni avventate, contro le passioni cieche, contro la nostra stessa arroganza. Bisogna prevedere per sapere come dobbiamo comportarci.