L’ETA’ DELLA LUNA

 

Quando formulai l'ipotesi delle età planetarie, nétta Introduzione alla astrologa, accennai anche al fatto che la durata di ciascuna di esse fosse proporzionale all'orbita del pianeta considerato; dunque lunghissimi i periodi contrassegnati dai transplutoniani, da Plutone e da Nettuno, ma già più breve quello contrassegnato da Urano, che vide probabilmente la nascita dell'homo sapiens, finché per Marte, Venere e Mercurio si arriva a contare in termini di secoli e non più di millenni.

I confini di ogni èra, come già dissi, non sono molto netti, anzi, da quel che mi sembra di aver potuto constatare storicamente, alcune caratteristiche dell'una già affiorano mentre è ancora in corso l'altra. Di conseguenza, anche il calcolo della durata non può essere drastico; per esempio, se il vero trionfo dell'età di Mercurio coincide con l'invenzione della radio, della televisione e dei calcolatori, ricordiamo che i primi giornali periodici e l'adozione delle Poste, risalenti a duecento e centocinquant'anni fa, sono anch'esse manifestazioni mercuriali.

Questo ragionamento intende essere in certo qual modo rassicurante in quanto l'età della Luna, per chi accetti le premesse della mia ipotesi, dovrebbe coprire solo l'arco di pochi decenni. Perciò con un po' di trepidazione ci chiediamo: è già cominciata? Temo che le premesse, i segnali anticipatori siano già percepibili. E non già, come molti pensano, perché ci fu una rivoluzione femminista, oggi più o meno rientrata; quello fu un prodotto di Urano e Plutone in Bilancia, e di una fame e sete di giustizia i cui frutti stentano a maturare. Per quanto mi riguarda sono estremamente scettica circa la possibilità, anche larvata, che nel nostro mondo gli uomini riescano a superare il loro odio-terrore della donna. Inoltre, nel nostro Zodiaco, la Luna non rappresenta affatto una matriarca, ma al contrario l'unica figura femminile accettata dal patriarcato, la mamma cantata da Claudio Villa.

No, a mio avviso dobbiamo ricorrere ad altre simbologie per cogliere i sintomi del periodo che ci sovrasta, e una in particolare ha colpito la mia attenzione molto di recente: il sentimentalismo infermieristico, tipico della Luna Pesci, emesso in luce dalle discussioni prò e contro l'accoglienza da destinare agli immigrati terzomondisti. Indipendentemente da ogni ideologia e da ogni speculazione politica, è emersa da più parti la tendenza a considerare tali immigrati non "uguali a noi", il che è umanamente verissimo, ma più meritevoli di noi in quanto diseredati e affamati; si è messa in atto, insomma, una discriminazione alla rovescia, talché in un giorno dello scorso marzo, il telegiornale di stato annunciava con toni vibranti: «E' stata applicata per la prima volta la legge Martelli, e due marocchini sorpresi a spacciare droga saranno condannati a due anni e mezzo di detenzione». Lo spettatore ragionante cadeva in grave perplessità: prima della legge Martelli che cosa sarebbe accaduto a uno spacciatore marocchino? L'avrebbero condannato all'ergastolo o congedato con tante scuse? Oppure, perché mai le normali leggi del nostro codice dovrebbero funzionare solo per gli italiani e per gli immigrati europei, mentre per gli extraeuropei è necessario ricorrere a una legislazione speciale? Una razionalizzazione logica così elementare sembra ignota ai nostri governanti, ma anche, e più, alle "belle anime" travolte da un pietismo lunare e convinte che gli italiani tutti, per amore o per forza, possano trasformarsi in altrettanti dottor Schweitz.                                                                      

Questo fenomeno, che ha assunto dimensioni internazionali, trova riscontro in mille osservazioni spicciole e individuali compiute dagli astrologi nel corso dei tempi. Per fare un esempio, una signora di mia conoscenza, fortissimamente Pesci, si occupa solo di minorati mentali, trascurando in modo vistoso la famiglia; a una mia osservazione in merito ha risposto: «Quando i miei figli sono malati o in difficoltà mi dedico anche a loro. Ma se stanno bene, che bisogno hanno di me?» In altre parole, per una mentalità da Luna-Casa dodicesima le persone normali sono trascurabili, mentre gli infelici e i diseredati occupano automaticamente una posizione di privilegio assoluto.

Non intendo commentare questo atteggiamento sul piano sociale o filosofia) perché lo studio dello Zodiaco mi induce a constatare semplicemente i fenomeni, e mi limito a dire che queste ondate di perbenismo populista pietistico mi sembrano un preannuncio molto chiaro dell'età della Luna.

Altra simbologia del nostro satellite è quella di custode del senno e, per contrapposizione dialettica, di dispensatrice di follia. Le leggi che hanno modificato recentemente lo statuto dei manicomi, anzi il divieto di usare termini come "manicomio" o "pazzo", indicano una prospettiva completamente nuova nei confronti di quella che per comodità continueremo a chiamare follia. Ed ecco che, liberati dal marchio della condanna, certi deragliamenti mentali tendono a proliferare dovunque, mentre il modesto ma solido buon senso, parente povero del senno, sembra sparito dalla faccia della terra. Sto osservando con curiosità il moltiplicarsi apocalittico dei piromani, l'uso indiscriminato del fuoco per bruciare boschi, traghetti o discoteche, e vi leggo una contrapposizione al simbolo lunare dell'acqua, chiamato in causa da un altro fenomeno macroscopico: la siccità.

In proposito, la cosa più interessante dal punto di vista astrologico non mi sembra la siccità in sé, ma la deliberata volontà di ignorarne le cause. Un critico televisivo che a volte assume i panni di giudice del nostro tempo, ha scritto: «Su cinque scienziati, due credono nell'effetto serra, due non ci credono affatto, e il quinto, il più simpatico, dice che comunque non esistono prove scientifiche di questo fenomeno». Questo luogo comune dissennato ha fatto il giro del mondo senza che alcuno si chiedesse come poteva articolarsi una "prova scientifica" di uno stato di fatto constatabilissimo e in vistoso aumento. Come dire che prima di avere la "prova scientifica" dei terremoti (acquisita di recente) le scosse telluriche non avrebbero dovuto scatenare preoccupazioni di sorta.

A questo punto è chiaro che allo "effetto Luna" che obnubila il senno si aggiungono le provocazioni, le esasperazioni dell'opposto tirano. Ho già preso in considerazione, nell'articolo scorso, la simbologia uraniana di chimica, massima responsabile dell'inquinamento dell'atmosfera e delle acque, e dunque anche dello stravolgimento della meteorologia che sta portandoci verso una spaventosa siccità; ma vorrei parlare qui anche della simbologia uraniana di "presente", troppo spesso trascurata e invece molto caratteristica. Urano, sempre pronto a balzare sulle buone occasioni, è il pianeta dell'immediato, di ciò che accade in un momento preciso e concreto, e non si cura dello scorrere del tempo, quasi disprezza le memorie di un passato caro alla Luna e le altrettanto lunari premonizioni circa il futuro. Se ci guardiamo  attorno, vediamo i nostri simili assatanati  di godimento e smaniosi di ricchezza (ancora influenze dell'anti-Mercurio Giove), ma anche convinti che la situazione sia immutabile e che si possa continuare così senza pagarne mai le conseguenze.

Ora, è cosa nota agli antropologi e agli psicologi che l'essere umano riesce, nei casi migliori, a preoccuparsi del futuro dei propri figli, ma quello dei nipoti, sebbene amati, lo coinvolge solo confusamente; e fino all'inizio di questo secolo i fatti gli davano più o meno ragione, in quanto ci volevano almeno un paio di generazioni per distruggere una fortuna o per cambiare in modo radicale una situazione familiare. Oggi invece no, oggi il presente uraniano, sotto l'effetto dell'opposta Luna, si è spaventosamente accorciato, e gli attuali distruttori di boschi, gli attuali idolatri del cemento e dell'automobile non possono più dire impunemente: «Io faccio i miei interessi e i miei nipoti poi si arrangeranno» perché rischiano molto, con un'altissima percentuale di probabilità di ritrovarsi, fra dieci anni, senza più acqua da bere e con pochissimo ossigeno da respirare. Possiamo solo augurarci che qualcuno di autorevole e di influente riesca a rendersene conto prima che sia troppo tardi.